«Voglio dire alle ragazze che il sesso è una cosa sana. Essere una puttana va benissimo. Non bisogna vergognarsi. La gente pensa che noi ragazze non capiamo il sesso, che siamo inibite dal pensiero che ogni nostra azione avrà delle conseguenze, ma non è così: siamo semplicemente analitiche, come chiunque altro. (...) Sono solo una pervertita. L'unica questione che affronto attraverso il porno è la mia rabbia nei confronti della società così chiusa sul tema del sesso».
(Sasha Grey, intervista a "Rolling Stone" di ottobre).
lunedì 19 ottobre 2009
venerdì 16 ottobre 2009
MA COME, UN ALTRO?
Sì, ma non è stata colpa mia.
È che mi lascio prendere dall'entusiasmo e quando qualcuno mi parla di un blog collettivo non riesco a resistere. Se poi il blog collettivo avrà un filo conduttore ben preciso, un filo — per intendersi subito — che ha molto a che fare con il filo di stoffa (o di seta) che sta dietro un perizoma, come posso tenermene lontano? L'idea è dei miei nuovi amici Pj e Doroti, con la complicità della mia nuova amica Lasvegasbaby. Doroti è stata la prima a scriverci sopra: un racconto che parla di un viaggio in treno, come il mio bluetooth ma più breve e più intenso. Ma promettiamo presto altre sorprese.
Il nome del blog? La chiave e la serratura.
Che aspettate a sbirciare?
È che mi lascio prendere dall'entusiasmo e quando qualcuno mi parla di un blog collettivo non riesco a resistere. Se poi il blog collettivo avrà un filo conduttore ben preciso, un filo — per intendersi subito — che ha molto a che fare con il filo di stoffa (o di seta) che sta dietro un perizoma, come posso tenermene lontano? L'idea è dei miei nuovi amici Pj e Doroti, con la complicità della mia nuova amica Lasvegasbaby. Doroti è stata la prima a scriverci sopra: un racconto che parla di un viaggio in treno, come il mio bluetooth ma più breve e più intenso. Ma promettiamo presto altre sorprese.
Il nome del blog? La chiave e la serratura.
Che aspettate a sbirciare?
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domenica 11 ottobre 2009
THE WOMAN NEXT DOOR
Avrebbero potuto mettere Lady Gaga, o Paris Hilton. Ma le loro nudità sono più facili da vedere che da trovare nascoste.
Avrebbero potuto puntare su un mostro sacro come Madonna, o Sharon Stone.. Ma costano. E centellinano. E poi che ci sarebbe stato di nuovo?
E una sconosciuta coniglietta con i polmoni al silicone e gli zigomi al botox? Plastica, finzione, carta patinata senz'anima.
E, proprio volendo provare a distinguersi, non sarebbero risultate banali Betty Boop o Jessica Rabbit (che io, peraltro, adoro)?
E allora che cosa distingue il genio dall'ordinario? Che cosa separa luogo comune e vera conoscenza? Forse solo l'accorgersi che il sex appeal non sta nelle linee perfette, specie se disegnate a tavolino da un chirurgo plastico. E c'è qualcosa di tremendamente eccitante in ogni donna, anche nella vicina che spinge la carrozzina della figlia più piccola e scarica la busta della spesa dalla station wagon, piena di corn flakes per i due figli grandi e di confezioni da sei di birra per il marito pelato e con la pancia.
Forse per questo quei geni di Playboy Usa hanno scelto lei per la prima copertina con un cartone animato. Lei chi? Lei. Marge Simpson.
Avrebbero potuto puntare su un mostro sacro come Madonna, o Sharon Stone.. Ma costano. E centellinano. E poi che ci sarebbe stato di nuovo?
E una sconosciuta coniglietta con i polmoni al silicone e gli zigomi al botox? Plastica, finzione, carta patinata senz'anima.
E, proprio volendo provare a distinguersi, non sarebbero risultate banali Betty Boop o Jessica Rabbit (che io, peraltro, adoro)?
E allora che cosa distingue il genio dall'ordinario? Che cosa separa luogo comune e vera conoscenza? Forse solo l'accorgersi che il sex appeal non sta nelle linee perfette, specie se disegnate a tavolino da un chirurgo plastico. E c'è qualcosa di tremendamente eccitante in ogni donna, anche nella vicina che spinge la carrozzina della figlia più piccola e scarica la busta della spesa dalla station wagon, piena di corn flakes per i due figli grandi e di confezioni da sei di birra per il marito pelato e con la pancia.
Forse per questo quei geni di Playboy Usa hanno scelto lei per la prima copertina con un cartone animato. Lei chi? Lei. Marge Simpson.
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lunedì 5 ottobre 2009
DIECI COSE
C'era un personaggio di un telefilm (Boomtown, per i puristi) che una lista così la teneva sempre in tasca. E ogni volta che gli succedeva qualcosa che voleva tanto che succedesse, la cacciava fuori e tirava una riga su una voce. Era la lista delle cose da fare assolutamente prima di morire. Io, che ne ho già fatta mesi e mesi fa una seria (ma non troppo) grazie a ChemicalVelvet, ho constatato che di quelle dieci cose (avere i dread locks anche solo per un giorno, imparare altre due lingue, fare una schiacciata a pallacanestro) non ne ho fatta nemmeno una. Ora provo a seguire la mia indole porcella e faccio l'elenco delle dieci cose porno da fare prima di morire. Ben sapendo che non devo mica sbrigarmi a farle tutte subito. Altrimenti poi non mi resterebbe che morire per davvero...
Ricevere sesso orale da una ragazza con il piercing sulla lingua. Pare sia soprannaturale.
Farlo con una ragazza orientale, meglio se giapponese. Anche perché sarebbe l'unica volta nella mia vita in cui lei resta a bocca aperta per le dimensioni (la leggenda che gli orientali ce l'hanno piccolo, pare non sia una leggenda...)
Far venire una ragazza che sa fare squirting (cliccate sul link, ma prima abbassate il volume, specie se siete in ufficio). Accetto volontarie ;)
Farlo con una perfetta sconosciuta, di cui non so nemmeno il nome. Così, per il puro gusto di seguire l'istinto.
Sceneggiare un film porno. E assistere alle riprese. E magari avere voce in capitolo nel casting.
Ma anche girare un porno amatoriale, anche breve, e trasformarlo in un top-download sul Mulo. O in un most clicked su youporn o simili.
Comprare una sybian machine e prestarla a tutte le mie amiche. A patto che io possa assistere al momento in cui la usano.
Trovare una ragazza esibizionista che fa flashing e divertirmi con lei in giro per una città.
Essere accolto nello spogliatoio di una squadra femminile di pallavolo dopo la partita.
Ma soprattutto guardare qualcuno che legge un mio racconto e si lascia coinvolgere fino a perdere il controllo. Dal vivo, su un video registrato, in webcam. Ma poter vedere quando avviene. Anche in questo caso, accetto candidature.
E voi? Non avete dieci cose che... (sì, lo ammetto, la sto trasformando in una parvenza di catena)
Ricevere sesso orale da una ragazza con il piercing sulla lingua. Pare sia soprannaturale.
Farlo con una ragazza orientale, meglio se giapponese. Anche perché sarebbe l'unica volta nella mia vita in cui lei resta a bocca aperta per le dimensioni (la leggenda che gli orientali ce l'hanno piccolo, pare non sia una leggenda...)
Far venire una ragazza che sa fare squirting (cliccate sul link, ma prima abbassate il volume, specie se siete in ufficio). Accetto volontarie ;)
Farlo con una perfetta sconosciuta, di cui non so nemmeno il nome. Così, per il puro gusto di seguire l'istinto.
Sceneggiare un film porno. E assistere alle riprese. E magari avere voce in capitolo nel casting.
Ma anche girare un porno amatoriale, anche breve, e trasformarlo in un top-download sul Mulo. O in un most clicked su youporn o simili.
Comprare una sybian machine e prestarla a tutte le mie amiche. A patto che io possa assistere al momento in cui la usano.
Trovare una ragazza esibizionista che fa flashing e divertirmi con lei in giro per una città.
Essere accolto nello spogliatoio di una squadra femminile di pallavolo dopo la partita.
Ma soprattutto guardare qualcuno che legge un mio racconto e si lascia coinvolgere fino a perdere il controllo. Dal vivo, su un video registrato, in webcam. Ma poter vedere quando avviene. Anche in questo caso, accetto candidature.
E voi? Non avete dieci cose che... (sì, lo ammetto, la sto trasformando in una parvenza di catena)
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giovedì 1 ottobre 2009
FLAVIA PENNETTA
"Quando stavi con Moya, camere in comune o separate?" "In comune"
"E sesso libero?" "Sì, libero"
"Hai mai ricevuto avances da un tennista?" "Sì, da tre o quattro"
"E l'ultimo?" "Un brasiliano, ma gli ho detto di no"
"Il più bello del circuito?" "Tommy Haas"
"Gli daresti una bottarella?" "No. Ma a Safin gliela darei..."
"L'hai già fatto: in spogliatoio" "Sì"
"Sulla scaletta dell'arbitro" "No"
"Sulla terra rossa" "No"
"Sul cemento" "Sì"
"E che campo era?" "Un campo... il tre"
"Sull'erba" "Sì"
"Il posto più strano dove lo hai fatto" "In aereo. Era una tratta lunga..."
Ho un debole per le donne che hanno il coraggio delle loro pulsioni. Che parlano di sesso senza vergognarsene e senza schermirsi dietro il perbenista "Ma dai che schiiiifo...". E mi piacciono ancora di più se lo fanno essendo famose, sapendo che corrono il rischio di vedersi appiccicate addosso un'etichetta. Come dopo quest'intervista, sintetizzata e stiracchiata male da internet e giornali prima che venisse messa in onda. Anche per questo, da oggi sono un fan scatenato di Flavia Pennetta.
(qui l'intervista completa a "Le Iene")
"E sesso libero?" "Sì, libero"
"Hai mai ricevuto avances da un tennista?" "Sì, da tre o quattro"
"E l'ultimo?" "Un brasiliano, ma gli ho detto di no"
"Il più bello del circuito?" "Tommy Haas"
"Gli daresti una bottarella?" "No. Ma a Safin gliela darei..."
"L'hai già fatto: in spogliatoio" "Sì"
"Sulla scaletta dell'arbitro" "No"
"Sulla terra rossa" "No"
"Sul cemento" "Sì"
"E che campo era?" "Un campo... il tre"
"Sull'erba" "Sì"
"Il posto più strano dove lo hai fatto" "In aereo. Era una tratta lunga..."
Ho un debole per le donne che hanno il coraggio delle loro pulsioni. Che parlano di sesso senza vergognarsene e senza schermirsi dietro il perbenista "Ma dai che schiiiifo...". E mi piacciono ancora di più se lo fanno essendo famose, sapendo che corrono il rischio di vedersi appiccicate addosso un'etichetta. Come dopo quest'intervista, sintetizzata e stiracchiata male da internet e giornali prima che venisse messa in onda. Anche per questo, da oggi sono un fan scatenato di Flavia Pennetta.
(qui l'intervista completa a "Le Iene")
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sabato 26 settembre 2009
ESSENZA DI TE' (reloaded)
(chi è passato di qui di recente sa quanto mi sia preoccupato e immalinconito per un messaggio apparso sul blog di mia cugina Idea. Io e lei avevamo legato subito, forse perché non andiamo pazzi per le convenzioni o forse, sepmlicemente, perché siamo entrambi un po' porcelli. E un giorno scrivemmo una cosa assieme. Cominciò lei, finii io. Il link lì a destra rimanda a una pagina del suo blog che non esiste più. Allora oggi la ripubblico qui. Così mancherà un po' di più anche a voi)
E' ferma all'angolo della strada, aspetta Teo già da 25 minuti.
Se non facesse così freddo! Se il vestito non fosse così scollato, così corto! Se solo le scarpe non fossero state così alte! Se solo Teo fosse stato in orario... “Stasera faremo un gioco... vestiti per me, vieni all'angolo della strada, io sarò lì..."
La rabbia cominciò a montarle dentro.
Ancora qualche minuto.
Ancora qualche sguardo nervoso verso l'altro angolo. Decide di andarsene. Stringe più forte la cinta del cappotto e si avvia verso casa. Le strade bagnate, nuvolette di vapore escono dalla sua bocca affannata.
Un'auto alle sue spalle illumina la strada coi suoi fari, poi svolta. Ha freddo, fin dentro le ossa. Un'altra auto alle sue spalle, la sente rallentare e accostare tenendo il suo passo.
"Salve, tutta sola?"
"Già..."
"Sono in città per un paio d'ore... Posso offrirle da bere?"
Lei si ferma. Non sa se ridere o piangere. Pensa a Teo e al suo giochetto... Pensa al fatto che s'è vestita come una puttana per lui... Pensa al freddo e al tizio lì, nel tepore della macchina, dalla quale usciva una leggera essenza di te' verde.
Un giovane quarantenne, dall'aspetto pulito. Sorride. Scioglie la cinta del cappotto, lasciando intravvedere la generosa scollatura sul seno abbondante, le lunghe gambe sotto la mini quasi invisibile.
"Volentieri". Non riesce a credere d'averlo detto davvero...
"Uhm, salga..."
Anche lui è sorpreso. Non s'aspettava che accettasse.
Sorride ancora. "D'accordo".
Ore dopo, mentre lui la scopava ansimando, mentre era su di lei a mugolare di piacere, sul letto che avrebbe dovuto ospitare Teo per quella notte, mentre infine lui le riempiva di sperma la gola, le labbra, le tette... pensò che il vestito era risultato davvero appropriato...
- - - -
Gli odori. Maledetto il suo naso così sensibile. Maledetto chi aveva fatto la polvere da sparo così, aspra e calda, da bruciare le mucose. Maledetto il suo lavoro. I fiotti di sangue, gli occhi sbarrati della vita che sfugge, il colpo secco del silenziatore e il tonfo sordo del corpo che cade, svuotato di ogni energia. Cinquemila euro per i lavori più semplici, come quello. Uomo d'affari, disarmato, atletico ma indifeso. Colpevole di aver tradito la moglie. Più di una volta. Sotto il suo naso. Come quella sera. Stava uscendo elegante, pronto a guidare fino a chissà dove e a chissà chi il suo Suv tirato a lucido. Peccato per quella gomma sgonfia. Peccato che, mentre si affaccendava attorno al bagagliaio, nel buio del vialetto sotto casa, non si fosse accorto di un'ombra.
“Teo?”
“Sì”. Occhi interrogativi, a scrutare il viso come se fosse un amico di cui non si ricordava.
Non gli diede tempo. “Da parte di sua moglie”
Giù il grilletto. Pum. Il proiettile buca il diaframma. Mozza il fiato. Impedisce di urlare. Due secondi, il tempo di vedere le sue mani insanguinarsi mentre cercano di tamponare la falla. I suoi occhi guardare in giù a vedere la vita che scola via dalla sua pancia, sulla sua camicia oxford.
“La prego di scusarmi. Ex moglie”
Pum. Il secondo colpo in mezzo alla fronte. Il corpo che si deforma e si sgonfia, piegato innaturalmente dentro il bagagliaio. Lavoro finito. Pulito. Nemmeno uno schizzo di sangue addosso. Nemmeno un'impronta. Un bossolo. Un testimone. Nulla per la polizia. Nulla per il Ris. Nulla.
Resta solo l'odore. Da cancellare in auto, con quella poderosa essenza al te' verde. E l'adrenalina. Da diluire girando a caso, per le vie della città sconosciuta. Prima di partire e tornare a casa. E controllare l'accredito sulla banca svizzera. Ultimo passaggio per pulire il denaro, annacquarne le tracce.
Un margarita. Ci vorrebbe un margarita. Al lime, che spenga gli odori dentro le narici. O un mojito. E la sua menta. Hierbabuena, dicono a Cuba.
Gira l'angolo. Un altro. Un altro. Si è perso. Tempo di chiedere informazioni. Ma solo a chi ha più da nascondere di lui. Come a quella battona lì all'angolo. La illumina con i fari. La guarda ancheggiare sul marciapiede. Troppo veloce per essere una puttana, forse. I polpacci agili e sapienti che danzano sui tacchi, le calze nere che sbucano dal cappotto. Che cosa c'è sotto? Lì sotto?
Rallenta. Giù il finestrino. Lei si ferma. Sì, una battona. Poi si avvicina. No, non lo è. Ha gli occhi spaventati. Sta a distanza di sicurezza dal finestrino. Non parla, non fa cenno di tariffe. Cento euro le avrebbe spese, lui. Ne ha appena intascate cinquemila. Se lo merita, uno sfizio.
“Salve, tutta sola?”
"Già..."
"Sono in città per un paio d'ore... Posso offrirle da bere?"
Lei si ferma, una volta per tutte. Slaccia il cappotto. Due tette rotonde e invitanti fanno capolino da una scollatura fin troppo profonda. Una minigonna davvero mini scopre le cosce e la parabola dei fianchi, divina replica delle curve perfette degli scultori.
Lei accetta. Lui sente l'adrenalina trasferirsi. Abbandonare le sue tempie e le sue narici e traslocare in massa nell'inguine, nelle viscere. La voglia, la voglia. Ecco che cosa fa perdere il controllo a quelli freddi come lui. La voglia, la voglia.
Si sporge, le apre la portiera. Il profumo di vaniglia della sua pelle si mescola all'essenza di te'. Quello sparo, gli occhi della morte, sembrano lontani anni luce. Ora lui vuole sparare ancora. E sentirsi morire perchè un altro fluido, non il sangue, sta per abbandonare il suo corpo. E lei, la sconosciuta presunta puttana, sarà il suo bersaglio.
“Dove andiamo a bere qualcosa? Io non sono di qui, non conosco nessun posto”
“Da me” dice lei, ammiccando sicura, con il dito indice che le sfiora le labbra carnose e fucsia di rossetto. “Gira a destra, e poi a destra, siamo vicini”.
Nemmeno il tempo di presentarsi (“Piacere, Ernesto”, il suo nome di battaglia, copiato da Che Guevara) e nell'ascensore che saliva al terzo piano lui l'aveva già avvinghiata tra i suoi tentacoli. Le mani ficcate dentro il cappotto, sotto la minigonna, a gustare la pelle nuda delle sue chiappe sode e rotonde, coperte a stento da un perizoma liscio come la seta. Come la sua pelle. Le sue unghie sul collo, la sua lingua a saziarsi del sapore di vaniglia e sesso. E poi la sua stanza, il corpo che cade innaturalmente sul letto, a faccia in giù. Simulacro della morte di poco prima. Ma qui non c'è la parola fine. E' solo l'inizio.
E poi i vestiti strappati via. Il perizoma divorato. E poi la sua fica umida. Penetrata, gustata, coccolata e poi graffiata con rabbia e voglia. E le mani di lei a spogliare lui. A tediare il suo sesso voglioso. A succhiarlo e assaporarlo, come un crostaceo appena pescato.
E poi penetrarla, vedere le tette ondeggiare frenetiche ad ogni spinta del suo ventre. E poi da dietro, afferrando le natiche con forza, come se volesse farci entrare tutto se stesso, e non solo il cazzo.
E poi voltarla, a bocca aperta come si vede sempre nei film porno. E lasciarle cadere il suo seme sulla lingua, sulle guance, sulle tette.
E poi crollare, col fiatone, supino sul letto, con il cazzo che ancora si muove nell'aria, al ritmo del respiro pesante.
Non è forse così che si muore?
E' ferma all'angolo della strada, aspetta Teo già da 25 minuti.
Se non facesse così freddo! Se il vestito non fosse così scollato, così corto! Se solo le scarpe non fossero state così alte! Se solo Teo fosse stato in orario... “Stasera faremo un gioco... vestiti per me, vieni all'angolo della strada, io sarò lì..."
La rabbia cominciò a montarle dentro.
Ancora qualche minuto.
Ancora qualche sguardo nervoso verso l'altro angolo. Decide di andarsene. Stringe più forte la cinta del cappotto e si avvia verso casa. Le strade bagnate, nuvolette di vapore escono dalla sua bocca affannata.
Un'auto alle sue spalle illumina la strada coi suoi fari, poi svolta. Ha freddo, fin dentro le ossa. Un'altra auto alle sue spalle, la sente rallentare e accostare tenendo il suo passo.
"Salve, tutta sola?"
"Già..."
"Sono in città per un paio d'ore... Posso offrirle da bere?"
Lei si ferma. Non sa se ridere o piangere. Pensa a Teo e al suo giochetto... Pensa al fatto che s'è vestita come una puttana per lui... Pensa al freddo e al tizio lì, nel tepore della macchina, dalla quale usciva una leggera essenza di te' verde.
Un giovane quarantenne, dall'aspetto pulito. Sorride. Scioglie la cinta del cappotto, lasciando intravvedere la generosa scollatura sul seno abbondante, le lunghe gambe sotto la mini quasi invisibile.
"Volentieri". Non riesce a credere d'averlo detto davvero...
"Uhm, salga..."
Anche lui è sorpreso. Non s'aspettava che accettasse.
Sorride ancora. "D'accordo".
Ore dopo, mentre lui la scopava ansimando, mentre era su di lei a mugolare di piacere, sul letto che avrebbe dovuto ospitare Teo per quella notte, mentre infine lui le riempiva di sperma la gola, le labbra, le tette... pensò che il vestito era risultato davvero appropriato...
- - - -
Gli odori. Maledetto il suo naso così sensibile. Maledetto chi aveva fatto la polvere da sparo così, aspra e calda, da bruciare le mucose. Maledetto il suo lavoro. I fiotti di sangue, gli occhi sbarrati della vita che sfugge, il colpo secco del silenziatore e il tonfo sordo del corpo che cade, svuotato di ogni energia. Cinquemila euro per i lavori più semplici, come quello. Uomo d'affari, disarmato, atletico ma indifeso. Colpevole di aver tradito la moglie. Più di una volta. Sotto il suo naso. Come quella sera. Stava uscendo elegante, pronto a guidare fino a chissà dove e a chissà chi il suo Suv tirato a lucido. Peccato per quella gomma sgonfia. Peccato che, mentre si affaccendava attorno al bagagliaio, nel buio del vialetto sotto casa, non si fosse accorto di un'ombra.
“Teo?”
“Sì”. Occhi interrogativi, a scrutare il viso come se fosse un amico di cui non si ricordava.
Non gli diede tempo. “Da parte di sua moglie”
Giù il grilletto. Pum. Il proiettile buca il diaframma. Mozza il fiato. Impedisce di urlare. Due secondi, il tempo di vedere le sue mani insanguinarsi mentre cercano di tamponare la falla. I suoi occhi guardare in giù a vedere la vita che scola via dalla sua pancia, sulla sua camicia oxford.
“La prego di scusarmi. Ex moglie”
Pum. Il secondo colpo in mezzo alla fronte. Il corpo che si deforma e si sgonfia, piegato innaturalmente dentro il bagagliaio. Lavoro finito. Pulito. Nemmeno uno schizzo di sangue addosso. Nemmeno un'impronta. Un bossolo. Un testimone. Nulla per la polizia. Nulla per il Ris. Nulla.
Resta solo l'odore. Da cancellare in auto, con quella poderosa essenza al te' verde. E l'adrenalina. Da diluire girando a caso, per le vie della città sconosciuta. Prima di partire e tornare a casa. E controllare l'accredito sulla banca svizzera. Ultimo passaggio per pulire il denaro, annacquarne le tracce.
Un margarita. Ci vorrebbe un margarita. Al lime, che spenga gli odori dentro le narici. O un mojito. E la sua menta. Hierbabuena, dicono a Cuba.
Gira l'angolo. Un altro. Un altro. Si è perso. Tempo di chiedere informazioni. Ma solo a chi ha più da nascondere di lui. Come a quella battona lì all'angolo. La illumina con i fari. La guarda ancheggiare sul marciapiede. Troppo veloce per essere una puttana, forse. I polpacci agili e sapienti che danzano sui tacchi, le calze nere che sbucano dal cappotto. Che cosa c'è sotto? Lì sotto?
Rallenta. Giù il finestrino. Lei si ferma. Sì, una battona. Poi si avvicina. No, non lo è. Ha gli occhi spaventati. Sta a distanza di sicurezza dal finestrino. Non parla, non fa cenno di tariffe. Cento euro le avrebbe spese, lui. Ne ha appena intascate cinquemila. Se lo merita, uno sfizio.
“Salve, tutta sola?”
"Già..."
"Sono in città per un paio d'ore... Posso offrirle da bere?"
Lei si ferma, una volta per tutte. Slaccia il cappotto. Due tette rotonde e invitanti fanno capolino da una scollatura fin troppo profonda. Una minigonna davvero mini scopre le cosce e la parabola dei fianchi, divina replica delle curve perfette degli scultori.
Lei accetta. Lui sente l'adrenalina trasferirsi. Abbandonare le sue tempie e le sue narici e traslocare in massa nell'inguine, nelle viscere. La voglia, la voglia. Ecco che cosa fa perdere il controllo a quelli freddi come lui. La voglia, la voglia.
Si sporge, le apre la portiera. Il profumo di vaniglia della sua pelle si mescola all'essenza di te'. Quello sparo, gli occhi della morte, sembrano lontani anni luce. Ora lui vuole sparare ancora. E sentirsi morire perchè un altro fluido, non il sangue, sta per abbandonare il suo corpo. E lei, la sconosciuta presunta puttana, sarà il suo bersaglio.
“Dove andiamo a bere qualcosa? Io non sono di qui, non conosco nessun posto”
“Da me” dice lei, ammiccando sicura, con il dito indice che le sfiora le labbra carnose e fucsia di rossetto. “Gira a destra, e poi a destra, siamo vicini”.
Nemmeno il tempo di presentarsi (“Piacere, Ernesto”, il suo nome di battaglia, copiato da Che Guevara) e nell'ascensore che saliva al terzo piano lui l'aveva già avvinghiata tra i suoi tentacoli. Le mani ficcate dentro il cappotto, sotto la minigonna, a gustare la pelle nuda delle sue chiappe sode e rotonde, coperte a stento da un perizoma liscio come la seta. Come la sua pelle. Le sue unghie sul collo, la sua lingua a saziarsi del sapore di vaniglia e sesso. E poi la sua stanza, il corpo che cade innaturalmente sul letto, a faccia in giù. Simulacro della morte di poco prima. Ma qui non c'è la parola fine. E' solo l'inizio.
E poi i vestiti strappati via. Il perizoma divorato. E poi la sua fica umida. Penetrata, gustata, coccolata e poi graffiata con rabbia e voglia. E le mani di lei a spogliare lui. A tediare il suo sesso voglioso. A succhiarlo e assaporarlo, come un crostaceo appena pescato.
E poi penetrarla, vedere le tette ondeggiare frenetiche ad ogni spinta del suo ventre. E poi da dietro, afferrando le natiche con forza, come se volesse farci entrare tutto se stesso, e non solo il cazzo.
E poi voltarla, a bocca aperta come si vede sempre nei film porno. E lasciarle cadere il suo seme sulla lingua, sulle guance, sulle tette.
E poi crollare, col fiatone, supino sul letto, con il cazzo che ancora si muove nell'aria, al ritmo del respiro pesante.
Non è forse così che si muore?
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